“NON SPEGNETE LO SPIRITO”


Domenica 13 Dicembre 2020

Comunità Sorella Luna Santa Messa  III Domenica di Avvento

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È questa l’esortazione di San Paolo Apostolo ai Tessalonicési (Dalla prima lettera 1Ts 5,16-24) che Don Nicola ci invita, soprattutto, a fare nostra, oggi.

E a farlo, ancor più,  in questo periodo particolare, segnato dalla ferita della pandemia, che ci costringe a fare  i conti con un imprevisto deserto relazionale.

Difatti la prima lettura della domenica odierna ci richiama a riscoprire   la letizia che abbiamo dentro, senza farci appesantire dai tanti condizionamenti che offuscano l’essenzialità della nostra identità profonda.

È la lezione che ci giunge anche dal Vangelo (Gv 1,6-8.19-28), in cui ritorna l’esempio di Giovanni Battista quell’uomo roccioso e selvatico, di poche parole che si nutriva, per scelta, di locuste, miele selvatico. E che si copriva di pelli di cammello.

Un uomo che  non vanta nessun merito, e che è l’esatto contrario di tanti personaggi tronfi  che   capita così di frequente sulle nostre scene

Un uomo, umile e mesto, che ci indica così il cammino verso l’essenziale.

È la lezione che ci consente di riconoscere umilmente la nostra condizione di esseri umani, poveri, precari, inconsistenti, eppure ricchi della   possibilità di scoprire il divino che c’è in ciascuno di noi.

E di riconoscere che la vita, la vita vera, viene da un Altro.

È l’affermazione del valore insostituibile della relazione, a cominciare da quella con chi ci ha generato biologicamente.

Ma la relazione è la condizione naturale di ogni essere umano, dei nostri stessi genitori così come di tutta l’umanità che li hanno preceduti.

A noi, se veramente ci vogliamo bene, tocca smetterla di identificarci in un ruolo o in un’immagine esteriore,  piena  solo di ingannevole autompiacimento.

E che rischia solo di offuscare la essenziale  preziosissima  povertà di cui siamo portatori, quella che ci permette di poter rispondere alla domanda inesorabile «Chi sei tu?» con la fiducia di essere amici, compagni di viaggio del nostro Padre, Luce nel mondo.

Non possiamo che riconoscere, allora,  con umiltà che siamo destinatari di un  dono misterioso quanto affascinante, come la vita, la nostra come quella con la V maiuscola, che viene da un Altro.  che non smette mai di amarci e di starci vicino.

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