IL RESPIRO DI DIO

La “Parola” della Domenica

31.5.20

Continua la rubrica dedicata alle sollecitazioni domenicali di Don Nicola, che ci aiutano a procedere lungo la strada  verso un rapporto più maturo con la fede.

Una esortazione, quella di Don Nicola, ad andare oltre gli schemi e le rigide strutture mentali che imbrigliano e appesantiscono la nostra spiritualità, affinché investiamo, senza timore, sulla relazione di amicizia con Dio, propria di una fede adulta e responsabile.

Oggi è la festa della Pentecoste. Per questo i paramenti sacri, esordisce Don Nicola,  sono di colore rosso, ii colore che richiama energia, affetto, amore, tutti elementi associati alla passione, alla forza, e rievocate anche dai simboli del cero, del fuoco, della luce.
La Pentecoste è, dunque, una festa "potente", che si colloca 40 giorni dopo la Pasqua.
È una festa molto importante, dedicata in passato ai primi raccolti in agricoltura e successivamente a Mosè.
Ma in effetti è difficile parlare dello Spirito. Anche perché, a dispetto del senso comune, ci richiama alla
concretezza, a scelte libere ma concrete come concreta è stata, ed è, la presenza di Cristo.
E, pertanto, parlare dello Spirito non significa affatto non stare con i piedi per terra. Lo Spirito è una
"realtà" non strutturata ma non per questo meno reale. Anzi ...
La prima lettura (Dagli Atti degli Apostoli At 2, 1-11) ci riporta l'immagine degli Apostoli impauriti. E Don Nicola la paragona un po' a quella che stiamo vivendo in questo periodo, segnato dal timore del coronavirus da cui, beninteso, facciamo bene e a difenderci.
Ma, a volte, paradossalmente, ci difendiamo proprio da Dio, quasi come fosse un virus. Una reazione, appunto, paradossale ... ma, in fondo, umanamente comprensibile.
Difatti, la dimensione spirituale è una conquista dell'uomo ma anche una consegna che spiazza e spariglia le nostre certezza, le nostre rigide strutture mentali e materiali.
In qualche modo, essa ci atterrisce, così come atterrì i Discepoli, quando questa forza si palesò. Perché se è vero che lo Spirito è libertà, è connessione con la dimensione più profonda e caratterizzante dell'essere umano, vale a dire la dimensione che ci distingue da tutte le altre creature, è pur vero che  ci richiama ad una scelta responsabile.
Propone l'orizzonte della liberazione dalla schiavitù delle nostre paure e delle nostre rigide strutture difensive, ma non di meno ci espone ad una condizione che sconvolge la nostra vita ordinaria (come accadde peraltro anche agli Apostoli) perché ci interroga da adulti e ci invita a scegliere.
Ma è soprattutto allora, in verità, che riusciamo ad integrare, a costruire, a unire. Ed è proprio grazie alla forza dello Spirito che possiamo evitare la tentazione dell'individualismo, che ci illude di costruire una torre, come quella di Babele, destinata poi miseramente a crollare.
Difatti, ognuno di noi è diverso dall'altro ma proprio questa diversità è un'occasione di arricchimento, di integrazione feconda, non certo una condizione di isolamento. A patto di imparare a comunicare, sospinti dallo Spirito.
Anche per questo la Pentecoste apre alla festa dell'amicizia, alla Luce che rischiara e che apre prospettive nuove.
Sta a noi, dunque costruire la Pentecoste dello Spirito, come ci ha esortato a fare don Nicola al termine delle sue riflessioni domenicali indirizzate alle Comunità della rete, chiamate a coinvolgersi sempre di più nella condivisione delle riflessioni domenicali e non solo.  

LE LETTURE E IL BRANO DEL VANGELO

Prima Lettura

At 2, 1-11

Dagli Atti degli Apostoli
Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Seconda Lettura

1 Cor 12, 3b-7. 12-13

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo.
Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune.
Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

Vangelo

Gv 20, 19-23
Dal Vangelo secondo Giovanni
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

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